Dal Consiglio generale Fim Cisl Umbria: “Il contratto dei lavoratori metalmeccanici è stato rinnovato, adesso va calato nelle realtà produttive e territoriali”

La segreteria della Fim Cisl Umbria con il segretario generale Fim Cisl nazionale Ferdinando Uliano. Da sinistra: il segretario regionale Emilio Trotti, il segretario generale Fim Cisl nazionale Ferdinando Uliano, il segretario generale Fim Cisl Umbria Simone Liti e il segretario regionale Fim Cisl Umbria Andrea Calzoni.
Città di Castello, 29 aprile 2026 – Il contratto dei lavoratori metalmeccanici è stato rinnovato, adesso va calato nelle realtà produttive e territoriali. Con questa consapevolezza il consiglio generale Fim Cisl Umbria odierno che si è tenuto a Città di Castello, alla Scuola di Arti e Mestrieri O. Bufalini, assume particolare rilevanza, soprattutto perché vede la partecipazione di chi quel contratto l’ha sottoscritto, il segretario generale Fim Cisl nazionale Ferdinando Uliano che ha ribadito come sia “strategica e fondamentale per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, a questo punto, la contrattazione di secondo livello, seguendo le linee guida che abbiamo elaborato. Un protagonismo che può essere possibile solo se i lavoratori sapranno quello che abbiamo fatto per riuscire a riempire di contenuti il rinnovo contrattuale. Il confronto è iniziato nel luglio 2023 e abbiamo fortemente voluto rinforzare tutti i contenuti da quelli salariali a quelli normativi: salute e sicurezza, formazione e inquadramento professionale, stabilizzazione dei contratti, le tutele negli appalti, i comitati della partecipazione, e il rinforzamento delle tutele di genere. La riduzione di orario di salario poi è stata una conquista che appartiene al nostro dna ed è persino raffigurata nel nostro simbolo: la foglia verde che si stacca dalle altre bianche rappresenta proprio questo. In due rinnovi contrattuali abbiamo incrementato i salari di 515 euro mensili, tutelando il potere d’acquisto dei salari anche in caso di impennata inflazionistica”.
Nella relazione introduttiva del segretario generale Fim Cisl Umbria Simone Liti, che ha aperto il partecipato dibattito dell’assise, in primo piano la questione regionale dell’automotive. “Il settore sta attraversando una transizione epocale – sottolinea -. La componentistica nei distretti di Terni, Città di Castello, Umbertide sente già le conseguenze dei grandi cambiamenti in corso. I numeri degli addetti e delle aziende ci dicono che non è un problema futuro: è un problema presente”. La situazione umbra viene offerta nella stessa relazione del segretario che, fotografando il comparto produttivo dell’auto, sottolinea come lo stesso “offra direttamente lavoro a 2 mila persone, impegnate in 70 aziende che producono principalmente componenti per le grandi industrie automobilistiche; ulteriori 4 mila persone si stimano occupate nell’incontro, che coinvolge almeno 80 imprese; infine, altre 3 mila persone sono direttamente o indirettamente coinvolte nella filiera allargata, che comprende anche la manutenzione”.
Per il segretario generale Cisl Umbria Angelo Manzotti questo tema è preoccupante se analizzato nella sua progressione temporale di questi ultimi anni: “Il lavoro stabile in questo settore nella nostra regione è stato sostituito spesso con quello precario, con conseguenze per i lavoratori e le famiglie interessati”.
Per il settore metalmeccanico e produttivo più in generale, e soprattutto per l’Ast, poi, rimane aperta la questione energetica. “L’autonomia energetica del nostro Paese – afferma Liti – è insufficiente e gli scenari internazionali rischiano di peggiorare drammaticamente questa condizione. Su questo chiediamo con forza alla Regione Umbria che faccia la sua parte e che si proceda a una verifica puntuale al Mise, così come richiesto anche dalla Fim Cisl nazionale”. Altro tema che per Liti rimane è quello delle infrastrutture sul quale si basano i collegamenti tra l’Umbria e le altre realtà nazionali ed internazionali e quindi si gioca il futuro della regione: “Le infrastrutture fisiche e digitali – chiarisce – sono due facce della stessa medaglia e su entrambe siamo indietro”.
Insieme a questo il segretario Fim Cisl Umbria ha puntato l’attenzione sulla formazione. “Sempre più spesso si sentono imprenditori lamentare la scarsità di laboratori con i profili professionali ricercati. Questo è un paradosso in una regione che ha ancora tassi di disoccupazione significativa. Dobbiamo affrontare la questione con strumenti adeguati: la bilateralità e la partecipazione sono strumenti che potrebbero avere un ruolo specifico per fare in modo che la formazione sia più rispondente ai fabbisogni del territorio”. Per la Fim Cisl Umbria, in conclusione, serve coraggio per costruire passando almeno da tre macrotemi. “L’Università e le imprese devono lavorare maggiormente insieme per una mappatura dei fabbisogni territoriali; trattenere i giovani significa, oltre ad offrire opportunità lavorative, sviluppare un sistema di welfare adeguato attraverso accordi sindacali; e poi, cogliere appieno l’opportunità offerta dalla Zes. La Fim Cisl Umbria per sostenere queste prospettive – conclude Liti – sta investendo sul bene più prezioso che ha: i suoi delegati ed attivisti. Questo anche in vista dei rinnovi delle Rsu/Rls”.
Tra i presenti, il coordinatore per la Cisl dell’Area Sindacale Territoriale Alto Tevere Antonello Paccavia.