Felsa, Nidil, Uiltemp: “In questa emergenza vanno tutelati anche i lavoratori somministrati”

by CISL LDS

Le tre sigle della categoria dei somministrati chiedono una soluzione da condividere con aziende e politica

Nella foto, il segretario generale regionale Felsa Cisl Umbria Rocco Ricciarelli nel corso di una manifestazione a Terni dei mesi scorsi

Felsa, Nidil e Uiltemp, categorie dei somministrati, sono seriamente preoccupate per i lavoratori con i contratti in scadenza. La Somministrazione rappresenta una parte della forza lavoro a tempo determinato ed è presente in molte aziende del territorio umbro, spesso come in questa emergenza in prima linea per affrontarla. Basti pensare a chi ritira i nostri rifiuti o alla voce che risponde al numero verde anti Covid della nostra regione.

Lavoratori e lavoratrici che già prima di questa emergenza combattevano la loro battaglia con il precariato  e che in questo momento di incertezze, con un contratto a tempo determinato, sono più che mai a rischio, visto le chiusure o le riduzioni di molte aziende.

In tutti gli ammortizzatori sociali non è prevista la proroga di questi contratti: questi lavoratori quindi operano con la certezza di uscire dal mercato del lavoro e con il rischio di non poter accedere alla Naspi (disoccupazione) in quanto necessitano di 13 settimane lavorative, periodo non sempre maturato. 

Inoltre alla ripresa delle attività si avrebbe un problema con le novazioni contrattuali sullo stesso utilizzatore di questi lavoratori, legata al Decreto Dignità e alla necessità di apporre una causale, che ne impedirebbe di fatto la riassunzione.

A fronte di tutto ciò si chiede alle aziende e alla politica di non lasciare nel dimenticatoio una fetta importante della forza lavoro che rischia di rimanere a casa tutelata solo in parte dal Decreto “Cura Italia”.

Felsa, Nidil e Uiltemp Umbria

Perugia, 26 marzo 2020

Ast, chiude il sito produttivo fino al 3 aprile

by CISL LDS

Nella tarda serata di ieri, dopo la messa in mora da parte delle segreterie territoriali, l’AD di Acciai Speciali Terni ha comunicato la chiusura di tutto il sito fino al 3 aprile 2020. Questo è un risultato ottenuto in ottemperanza dell’ultimo DPCM del 22 marzo 2020 e grazie alla mobilitazione che i lavoratori di AST e delle ditte terze, hanno sostenuto in questi 15 giorni di trattativa, con un’azienda che ha cercato fino all’ultimo minuto di produrre.

Lo stesso AD ha comunicato la necessità di completare le spedizioni e alcune lavorazioni al CDF legate al biomedicale. Le segreterie Territoriali hanno assunto come obbligo morale oltre che di legge procedere in tal senso, dando tutta la disponibilità all’azienda. Vista anche l’impossibilità di verificare concretamente l’utilizzo dei tanti materiali, le segreterie territoriali si sono rese disponibili ad avviare un percorso con le RSU che garantisse le lavorazioni previste, non si accetta invece che il biomedicale venga utilizzato in maniera strumentale per eludere e non rispettare il DPCM.

L’azienda, infatti, ha interrotto la riunione per motivi di tempo, chiedendo un aggiornamento comunicando però la piena operatività dei lavoratori delle spedizioni e di CDF a partire da oggi alle ore 14. L’azienda ancora una volta procede in maniera unilaterale anche attraverso comunicazioni a trattativa in corso, complicando ancor di più un confronto svolto tutto in videoconferenza e che arrivato fino alle 02.00 e ripreso alle 09.00 del 24.03.2020 a causa dei ritardi dell’azienda.

A seguito di quanto sopra le segreterie territoriali con grande senso di responsabilità chiedono alle RSU di verificare se già dalle 14.00 di oggi, si può ripartire nel rispetto dei codici ATECO, della salute e sicurezza e il rischio connesso al contagio coronavirus, contrariamente si riservano le azioni del caso per tutelare i lavoratori.

Terni, 24 marzo 2020

Le Segreterie Territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic, Ugl, Usb Terni

Alcantara, i sindacati in cerca di soluzioni. Femca e Uiltec: “Che la situazione fosse pesante lo avevamo capito”

by CISL LDS

Che la situazione fosse pesante in Alcantara lo avevamo intuito qualche tempo fa.

I problemi legati al mercato dell’auto avevano già da qualche mese fatto rimodulare i programmi produttivi. A queste difficoltà se ne sono poi aggiunte altre di natura interna.

Questa serie di problematiche ha portato l’azienda a comunicarci il 12 marzo che, nonostante la situazione sopra descritta, avrebbe comunque trasformato a tempo indeterminato 25 contratti su 57 in scadenza a fine mese.

A distanza di 10 giorni, a valle di una richiesta sindacale di fermare temporaneamente la produzione per la problematica del coronavirus, l’azienda prima ha accettato di fermare la produzione e dopo due ore ha presentato il conto.

Nel pomeriggio del 23 marzo infatti la direzione aziendale ha comunicato alla RSU che non terrà fede ai suoi impegni e non procederà quindi alla trasformazione di nessun contratto in scadenza.

Come OO.SS. giudichiamo inaccettabile e inopportuno questo comportamento.

Suonano beffarde le rassicurazioni verbali dell’azienda che si impegna, appena ci saranno le condizioni, a richiamare questi lavoratori, molti dei quali erano in fabbrica da oltre quattro anni.

Le relazioni sindacali, è bene che si sappia, subiranno un’inevitabile battuta d’arresto che sarà sanata con difficoltà.

Il rapporto virtuoso avviato sindacalmente da anni con Alcantara, che ha portato – è bene ricordarlo – alla realizzazione di importanti risultati ma anche a notevoli profitti e relativi grandi investimenti, a causa di questo comportamento, si dovrà ora interrompere per cause a noi non attribuibili.

Intanto alla ripresa produttiva oltre al blocco degli straordinari ci sarà subito la necessità di fare una verifica dell’organizzazione aziendale reparto per reparto per capire l’esatto dimensionamento degli stessi.

Mai ci saremmo aspettati questo tipo di comportamento!

L’auspicio quindi è che Alcantara torni a valutare la situazione e a proporci quanto prima alternative valide rispetto alla dissennata decisione formulata oggi.

Le Segreterie Regionali

FEMCA CISL e UILTEC UIL

Confronto tra sindacati e presidente Tesei: “Chiudere attività non essenziali, controlli rigorosi in tutte le altre”

by CISL LDS

Urgente rifornire di Dpi le strutture sanitarie ed effettuare i tamponi sul personale

Si è concluso l’incontro – per via telematica – tra Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria e la presidente della Regione Donatella Tesei. In apertura, i sindacati hanno ribadito la necessità di garantire la massima attenzione nel rispetto dei Dpcm e del protocollo sindacati-imprese, imponendo la chiusura di tutte le attività non essenziali e il rispetto integrale delle norme di sicurezza in tutte le realtà in cui la produzione dovrà continuare. Tra queste, stando al Dpcm di ieri, i sindacati hanno sottolineato che non rientra Ast.
Cgil, Cisl e Uil hanno poi chiesto la massima collaborazione, anche ai prefetti di Perugia e Terni, nell’applicazione del decreto, incontrando la disponibilità della presidente Tesei ad esercitare, nell’ambito delle sue competenze, un controllo il più rigoroso possibile, attivando tutti gli organi di ispezione preposti.
Altro tema estremamente urgente trattato nell’incontro è stato quello della dotazione di dispositivi di protezione individuale presso le strutture sanitarie. I sindacati hanno infatti evidenziato il permanere di criticità intollerabili e sollecitato un intervento immediato che preveda anche l’effettuazione di tamponi a tutto il personale sanitario, per “difendere chi ci difende ogni giorno”.
La presidente Tesei ha sottolineato di essere in contatto costante con la protezione civile per l’approvvigionamento di mascherine a norma, ma permangono evidentemente delle difficoltà (anche per quanto riguarda la dotazione di nuovi respiratori) che vanno immediatamente superate, al di là di ogni rimpallo di responsabilità. Da parte loro, Cgil, Cisl e Uil, anche attraverso le rispettive segreterie nazionali, faranno pressione sul ministro della Salute Roberto Speranza, affinché vengano immediatamente sanate tutte le lacune.
Infine, è stato affrontato il tema delle case di cura e di riposo, luoghi particolarmente sensibili nell’emergenza sanitaria. Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto e ottenuto l’impegno della presidente ad attivare, per tramite dell’assessore alla Salute, un tavolo di coordinamento con i sindacati dei pensionati a massima tutela delle persone anziane ospiti di queste strutture.

Coronavirus, Manzotti (Cisl): “Prima di tutto la salute dei lavoratori”

by CISL LDS

“La priorità del sindacato confederale è la salute dei lavoratori, quindi vanno sospese tutte le produzioni che non sono essenziali. Pensiamo alla salute dei lavoratori: questa va prima della produzione aziendale”. A dichiararlo via Twitter il segretario generale Cisl Umbria Angelo Manzotti (nella foto) nella serata di domenica 22 marzo 2020, dopo che Cgil Cisl Uil: “Pronti allo sciopero generale se l’elenco delle attività produttive sarà ampliato ad altri settori di ogni genere”

https://www.cisl.it/primo-piano/15565-coronavirus-cgil-cisl-uil-pronti-allo-scopero-generale-se-l-elenico-delle-attivita-produttive-indispensabili-ampliato-ad-altri-settori-di-ogni-genere.html

#Andratuttobene, la lettera aperta del coordinamento sanità Fp Cisl Umbria

by CISL LDS

#ANDRATUTTOBENE SE VERRANNO GARANTITE LE DOVUTE TUTELE AGLI EROI DELLA SANITA E VALORIZZATE ECONOMICAMENTE LE PROFESSIONALITA’ DELLA SANITA’ UMBRA

In questi giorni, in qualsiasi ambito, non si parla d’altro che di Coronavirus, in televisione, radio, social, tutti accomunati dall’hashtag “andrà tutto bene”.

Si tratta di una vera e propria “invasione” da parte del CoronaVirus in italia che, oltre a malattia e morte, ha portato preoccupazioni, paure, ansie, stress, fobie e altre condizioni che spesso aggravano la situazione già complessa

Ma se di invasione si tratta è evidente che, consapevolmente o inconsapevolmente, ci troviamo in guerra, ma chi sono e dove sono i Soldati, i Generali, i Tenenti, i Colonnelli, quali sono i campi di battaglia, i piani di battaglia, le strategie e gli armamenti?

A poco valgono gli insegnamenti di SUN TZU (L’arte della guerra) che, nel suo testo ispirato ad un unico chiarissimo principio, spiega che “…il modo migliore per essere certi di vincere una guerra è assicurarsi la vittoria prima ancora di cominciare a combattere…”.

La CISL FP Umbria ritiene che a pagarne le spese siano, ribadiamo per l’ennesima volta, i Lavoratori della Sanità ai quali, nel corso degli anni, è stato chiesto di tutto di più, in cambio di misere controparti (vedasi produttività, 80 euro, passaggi di fascia, indennità da pochi euri e, per pochi intimi, gli straordinari).

Dall’altra parte c’è chi, invece di dirottare le spese militari su Sanità, Scuola e Ricerca, tutte entità che adesso sarebbero state il vero e unico baluardo all’aggressione da parte del coronavirus, ha ritenuto corretto tagliare la spesa pubblica dirottando altrove preziose risorse tagliando i posti letto e bloccando le assunzioni per dieci anni.

I lavoratori pubblici sono stati per anni accusati di essere un immenso fardello per la società, affidando al privato parte della Sanita ed avviando politiche di esternalizzazione.

Questo è stato lo spirito di chi ha fortemente voluto la Spending Review (revisione della spesa), che doveva consistere in interventi di razionalizzazione connessi a cambiamenti dei meccanismi di spesa e degli assetti organizzativi delle amministrazioni, dall’aumento dell’efficienza della fornitura di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione e dall’abbandono di interventi considerati obsoleti, il tutto ha comportato un “risparmio” di più di 50 miliardi di euro in questi ultimi anni.

Cifre considerevoli che avrebbero dovuto finanziare scelte politiche, come il calo delle tasse e il sostegno alla crescita e all’occupazione, ma che non hanno prodotto niente di tutto questo con un unico solo risultato, quello di aver prosciugato il sangue dei Lavoratori della Sanità, costretti a turni massacranti , a rischiare procedimenti disciplinari, ad agire anche senza misure adeguate di sicurezza, senza strumentazione idonea, con indumenti inadeguati e con spostamenti fra reparti comunicati solo verbalmente.

Pertanto non per spirito di polemica , ma di tutela per chi quotidianamente opera in trincea chiediamo con forza e decisione adeguata strumentazione e dotazione di strumenti di protezione individuale.

Il Coronavirus i ha colto tutti impreparati, non solo in Italia.
Anche in Umbria si è inizialmente sottovalutato quanto stava accadendo al nord.

Non era certo, ma era di sicuro ipotizzabile, che la situazione si sarebbe “spostata”, con tempistiche diverse, anche nella nostra Regione, nelle nostre Aziende, ai nostri Lavoratori, ai nostri Cittadini; .

Di fronte ad un emergenza, sia pur senza precedenti, sono saltati tutti gli schemi..

La situazione attuale è drammatica . Il recente accordo regionale sulle stabilizzazioni fornira’ un minimo di ossigeno alle strutture ma permangono condizioni di lavoro insostenibili e che mettono a repentaglio la salute dei lavoratori della Sanita, veri e propri eroi che operano sopra le loro forze per dare assistenza non solo ai malati di Coronavirus ma coloro che quotidianamente soffrono delle altre patologie di cui ora nessuno parla ma che ovviamente continuano a colpire i cittadini.
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Numerose segnalazioni ci arrivano dai Lavoratori, che pur continuando a svolgere la loro attività con abnegazione e sacrificio oltre che con il timore legato ai rischi a cui sono esposti, lamentano carenze di personale, strumenti, presidi, tutele e direttive precise, in particolare:
• La chiusura di Reparti atti a garantire i livelli minimi assistenziali in tempi sostenibili anche in considerazione della situazione orografica territoriale;
• La carenza, se non totale assenza, dei piani di emergenza;
• Il ritardato e mai programmato utilizzo del telelavoro (Smart Working);
• La mancanza di Unità di Crisi Aziendali strutturate e pronte per qualsiasi evenienza;
• Il mancato approvvigionamento di DPI (mascherine, occhiali/visiere, guanti, camici);
• Il mancato utilizzo dei tamponi a tutela della sicurezza del Lavoratore e soprattutto dei suoi familiari.

È bene soffermarsi su questi due ultimi argomenti, in quanto non è da escludere che i casi effettivi possano essere 10 volte quelli accertati (se non di più).
Il rischio è che più numerosi sono i soggetti asintomatici ma contagiosi, più diventa essenziale l’obbligo di portare la mascherina, meglio sarebbe stato cercare di dotare l’intera popolazione di questo dispositivo, incoraggiandone l’uso.

Arrivati a questo punto, per cercare di porre rimedio al poco finora fatto, bisogna:
1) incentivare i produttori a produrne ed esortando i cittadini ad usarle, linea di condotta vincente della Corea del Sud nella lotta contro il coronavirus;
2) avviare una campagna di massa di tamponi, in primis sul personale sanitario, senza che per dover ottenere un tampone bisogna avere sintomi gravi e forti indizi di essere stati contagiati.
3) Togliere l’obbligo di continuare a lavorare, per i Sanitari che risultino positivi al primo tampone, per la tutela personale, dei loro familiari ma soprattutto della comunità.

Auspichiamo che le motivazioni per cui c’è questa scarsa diffusione dei tamponi, non debba essere ricondotta a un danno dell’immagine o, peggio, a far risultare pochi casi vista la poca ricettività ospedaliera Regionale.
Non si può affrontare una pandemia, con chi già si trovava a lavorare in situazione di emergenza, situazioni di emergenza che la CISL FP Umbria aveva ampiamente segnalate ed illustrate molto prima della diffusione del Coronavirus, come tagli al personale, taglio dei posti letto, abuso delle esternalizzazioni, taglio incomprensibile del personale addetto alle manutenzioni, risparmi su indumenti, risparmi su strumentazione, risparmi su dispositivi e frazionamento delle pulizie.
Nel tempo siamo stati sempre inascoltati, ma soprattutto le nostre segnalazioni sono state sottovalutate e sminuite, è sufficiente effettuare ricerche su internet per trovare articoli dove venivamo accusati di inutili allarmismi, di avanzare richieste esose economicamente, inutili o inappropriate.

In momenti di difficoltà la CISL FP Umbria è consapevole che è fondamentale fare fronte unito contro il comune nemico, ma una volta superata l’emergenza occorrerà compiere una attenta analisi sul vero stato della sanita’ umbra per dare finalmente ad operatori e cittadini le risposte che meritano in termini di sicurezza e valorizzazione delle professionalita’.

#andratuttobene

Coordinamento Sanita’ Fp Cisl Umbria

Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria: non aspettare oltre, fermare subito tutte le attività non essenziali

by CISL LDS

“Fermarsi ora, fermarsi subito, non c’è altro tempo da perdere, perché ogni giorno in più in questa situazione può valere centinaia di vite. Facciamo appello alla presidente Tesei, a Confindustria e a tutte le aziende umbre di settori non strategici affinché fermino subito la produzione, come richiesto ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte”. Così in una nota i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Claudio Bendini.
“Il problema principale non sono le passeggiate sotto casa o i cittadini che fanno sport all’aperto, che certamente devono rispettare tutte le precauzioni necessarie – affermano i tre segretari – il problema sono le centinaia di migliaia di lavoratori costretti a recarsi ogni giorno al lavoro in contesti che potrebbero sospendere per qualche settimana la produzione, anche in considerazione del calo pesante della domanda sia interna che internazionale.
Molte di queste attività hanno già deciso, in accordo con i rappresentanti dei lavoratori, di fermarsi ricorrendo agli ammortizzatori sociali come stabilito dal Protocollo nazionale sulla sicurezza e ribadito dall’Accordo che abbiamo sottoscritto a livello Nazionale. Facciamo un passo ulteriore, applichiamo senza esitazioni le prescrizioni annunciate da Conte, chiudiamo tutto ciò che non serve, alle esigenze sanitarie, alimentari, logistiche ed energetiche delle telecomunicazioni del Paese”, concludono Sgalla, Manzotti e Bendini.

Decreto Cura Italia, Fai Cisl Umbria: “Ci vogliono più risorse”

by CISL LDS

Con l’approvazione del Decreto Cura Italia per fronteggiare l’emergenza Covid-19 anche i lavoratori umbri del settore stagionale agricolo – e quelli del turismo, dello spettacolo, partite iva e lavoratori co.co.co- si potranno veder riconosciuto un premio di 600 euro. “Per quello che riguarda i lavoratori agricoli – spiega Dario Bruschi, segretario generale regionale Fai Cisl Umbria- questo Decreto interessa tutti gli stagionali che hanno almeno 50 giornate lavorate nell’anno 2019. Per questo proponiamo che le domande dei lavoratori possano essere presentate per via telematica d’ufficio a livello nazionale”. 

“Non sarebbe stato giusto – aggiunge Bruschi- che, come previsto inizialmente dal Click Day (che ad ora sembrerebbe superato), alcune persone fossero rimaste escluse a causa delle modalità previste: nella peggiore delle ipotesi, lavoratori in quarantena o in difficoltà proprio a causa del Covid-19”. 

Per la Fai Cisl Umbria rimane comunque la questione del tetto complessivo di 395 milioni di euro. “Si tratta di un risultato importante ma, riguardando più categorie, non è sufficiente a coprire le necessità dei lavoratori impegnati in agricoltura e di tutti gli altri previsti, coinvolti da questa emergenza. Chiediamo,  quindi – conclude il segretario- l’ampliamento di queste risorse fino a garantire tutti lavoratori che ne facciano richiesta”.

Fai Cisl Umbria

Coronavirus: l’appello dei sindacati dei pensionati dell’Umbria, aumentare i controlli per proteggere la popolazione anziana

by CISL LDS

Nella foto il segretario generale regionale Fnp Cisl Umbria Giorgio Menghini

“Vogliamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per l’ancora insufficiente adesione della popolazione alle norme previste dal DPCM 11 marzo 2020”: è quanto si legge nella lettera che i sindacati delle pensionate e dei pensionati umbri, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, hanno indirizzato ai prefetti di Perugia e Terni, Claudio Sgaraglia e Emilio Dario Sensi, chiedendo ai due rappresentanti del governo “l’adozione di tutte le misure necessarie a garantire il rispetto del suddetto decreto con un allargamento dei controlli che ci appare indispensabile”.
I sindacati di pensionate e pensionati sottolineano infatti “i gravi risvolti” che l’emergenza sanitaria ha sulla popolazione anziana “sia in termini di malati che, purtroppo, in termini di vittime”. Da qui l’assoluta esigenza di proteggere in particolare questa fetta di popolazione, particolarmente consistente nella nostra regione, attraverso l’unico strumento concreto di contenimento del contagio disponibile: il distanziamento sociale.
Alle nostre iscritte e ai nostri iscritti rinnoviamo l’appello accorato a fare la propria parte – concludono Spi, Fnp e Uilp – Dobbiamo assolutamente attenerci alle indicazioni che sono state fornite in queste ore dalle autorità, anche se richiedono dei sacrifici. Lo dobbiamo a noi stessi, che siamo la parte più esposta della popolazione, e lo dobbiamo a tutto il Paese”.