No allo spezzatino della rete. Serve attenzione ai giovani” Simona Garofano confermata segretaria

by CISL MF
No allo spezzatino della rete. Serve attenzione ai giovani” Simona Garofano confermata segretaria

Nel giorno dello sciopero contro lo spezzatino della Tim, si è celebrato il 7° congresso regionale della Fistel Cisl (Federazione informazione – spettacolo – telecomunicazioni), presso l’hotel Chiesa Tonda di Spello, in cui si sono incrociate preoccupazioni per dinamiche nazionali, a cui sommare tipicità locali. Simona Garofano, segretaria generale della Fistel Cisl Umbria è stata confermata segretaria. Per coadiuvarla entrano in segreteria: Moreno Conti, Ferdinando Barbano e Francesco Ravacchioli e Roberto Mattaioli.

​ “Il lavoro è il problema di oggi – ha detto il segretario generale di Fistel Cisl Umbria, Simona Garofano nella sua relazione – con la disoccupazione drammatica e i lavoratori che, pur avendo un’occupazione sono sempre più poveri. Gli aiuti dell’Europa devono essere sfruttati al massimo. Prioritaria sarà l’attenzione ai giovani, che devono essere protagonisti del sindacato, così come le donne. Serve anche attenzione a formazione e sicurezza: ancora troppe le morti sul lavoro”.

“Sul fronte della Federazione, la pandemia – continua Garofano – ci ha visto dividere le nostre aziende tra quelle del codice ateco 17 ritenute essenziali, come cartiere, grafiche e telecomunicazioni, che con il lockdown hanno lavorato con paura, stress e grande confusione sanitaria. Dall’altro lato lo spettacolo dal vivo, i cinema e l’intrattenimento, subito chiuso. Le scelte future ci dicono che la necessità è la rete unica, per il riassetto della fibra. C’è infatti bisogno di una copertura omogenea. Purtroppo manca una guida ferma del Governo che può sempre esercitare l’opzione della GOLDEN POWER a tutela della rete considerata settore strategico per il Paese, dove la maggior azienda, la Tim, sotto pressione per il calo dei ricavi di un mercato sempre più competitivo, ancora oggetto di contesa tra gruppi finanziari stranieri, è abbandonata a se stessa. E lo spezzatino di Tim, paventato da indiscrezioni di stampa, non aiuterà i lavoratori”.

Per l’emittenza pubblica, “abbiamo avuto una grande fiducia in Rai Way e Rai. Siamo in attesa di un accordo sullo smart working richiesto a gran voce dai lavoratori. Abbiamo una forte preoccupazione invece per la nascita di una public company tra Rai Way e EI Towers, creando un polo nazionale della trasmissione del segnale tv. Siamo altrettanto vigili, per una possibile riorganizzazione causata da uscite di personale. Su Rai siamo preoccupati per le ricadute occupazionali a seguito del piano di incentivazione all’esodo delle Sedi Regionali e dalla organizzazione del lavoro conseguenza della decisione del CDA, che unilateralmente ha tagliato la terza edizione del TG REGIONALE, penalizzando coloro che pagano il canone per vedere il Servizio Pubblico, oltre i salari dei dipendenti che svolgevano il loro turno di lavoro in quell’orario”.

“Le aziende grafiche e tecniche stanno pagando un conto salato per la mancanza di una adeguata politica energetica nazionale. Questo settore, per esempio, nel 2021 ha aumentato il proprio fatturato sia sul mercato interno (+11%), che sull’export dal secondo trimestre in avanti (+ 10%).​ Stiamo assistendo però a situazioni in cui nonostante una domanda forte di mercato, alcuni imprenditori si trovano spesso a valutare, per mancanza di materie prime, sospensioni temporanee della produzione e richiedere utilizzo della cassa integrazione o a fare utilizzo di ferie e permessi non goduti. Ovviamente la nostra organizzazione sindacale, consapevole di queste difficoltà, è disponibile a un confronto costante e continuo, per creare valore in ogni unità produttiva tramite l’utilizzo degli strumenti più idonei per fronteggiare le casistiche specifiche”.

“Diverse le vertenze del 2021. Ricordiamo Industria Umbra, importante realtà dell’alto Tevere umbro che di punto in bianco ha deciso di dismettere la produzione dello stabilimento di Città di Castello per trasferirsi a Fossato di Vico dove ha acquistato un nuovo immobile, costringendo cosi tutti i dipendenti a rassegnare le dimissioni per giusta causa, vista l’eccessiva distanza del sito produttivo a 90 km. Vertenza che fortunatamente ha avuto un esito positivo in quanto tutti i dipendenti sono stati capaci di ricollocarsi nel comprensorio. Ciò è stato possibile, grazie agli strumenti messi a disposizione dal servizio delle Politiche Attive per il lavoro della Regione, e all’interessamento dell’Assessorato allo Sviluppo Industriale ed Economico, alla grande opera di mediazione delle organizzazioni sindacali FISTeL CISL e SLC-CGIL, ma soprattutto da un grosso interessamento di alcune aziende locali, che hanno creduto in questi lavoratori e li hanno rilevati. Tra tutte vogliamo citare la CARTOEDIT di Città di Castello, che ha assunto il più alto numero di persone inserendole in un processo di riconversione professionale che comincia già a dare i frutti sperati”.

A portare il saluto anche gli imprenditori del settore. Flavio Zuin, del gruppo Pigini (Tecnostampa): “Orgoglioso di aver tenuto fede ai nostri investimenti. Nella mia storia in Umbria, tra le parti sindacali e datoriali, ho sempre visto relazioni adulte. L’aver messo al centro il confronto con il sindacato vuol dire andare oltre e guardare al futuro”.

Giovanni Fiorillo (Gruppo Coesia): “Abbiamo fatto subito accordo integrativo per Ipi di Perugia e in questa sede ho riscontrato l’atteggiamento maturo e noi siamo riusciti a portare l’azienda verso la modernità”. Paolo Boncompagni (Rsu Industria Umbra): “Ringrazio le organizzazioni sindacali e la Regione che ha messo in campo la possibilità di farci ricollocare”.

Andrea Mancinelli (RaiWay): “Questa Regione mi ha fatto riconoscere che siamo dalla stessa parte. Abbiamo il dovere di accompagnare le aziende nel processo di cambiamento. Un sindacato unito e forte ci aiuta”.

Conclusioni del segretario generale della Cisl dell’Umbria, Angelo Manzotti: “La persona e l’uomo diventano determinanti per le realtà produttive. I giovani non sono il futuro ma il presente e con le imprese dobbiamo fare uno sforzo per coniugare queste due dimensioni anche attraverso un serio investimento nella formazione. Oggi i giovani vivono troppo nella solitudine”. Sul futuro: “Oggi abbiamo una quantità di soldi incredibile, servono idee e progetti, per non mandare indietro queste grande opportunità”.

Commovente il ricordo di Francesca Flaminio, giovane sindacalista Cisl, venuta a mancare lo scorso anno.

Conclusioni affidate a Nicola Milana (segreteria nazionale Fistel Cisl): “Le risorse del Pnrr non siano assistenziali. Precariato e difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro sono dei veri problemi del nostro sistema. Nostro compito è incidere su questo. Tra le priorità andrà gestito anche il tema dello smart working”.

 

 

Indelfab, firmato accordo per la procedura di licenziamento per i 489 lavoratori

Si è svolto oggi, 21 febbraio, l’incontro in via telematica per l’esame congiunto tra il Ministero del lavoro, le Segreterie territoriali Fim Fiom Uilm dell’Umbria e delle Marche, e i rappresentanti della curatela fallimentare, circa la situazione della Indelfab spa, ex JP Industries.
Nel corso dell’incontro il Ministero ha sottolineato che non sono più disponibili forme di ammortizzatori sociali. La cassa integrazione per cessazione, che era partita a metà novembre 2021, terminerà il giorno 15 maggio 2022.
Alla luce di questo, le parti hanno convenuto nel procedere con la sottoscrizione dell’accordo per il licenziamento collettivo di tutti i 489 lavoratori ad oggi formalmente in forza all’azienda, divisi tra i 244 dello stabilimento di Gaifana e i 245 di Fabriano, che pertanto avranno diritto a due anni di disoccupazione.
Al contempo, gli organi della curatela hanno comunicato che ad oggi non sono pervenute formali manifestazioni di interesse per i due siti della ex JP Industries.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto e ottenuto che, qualora arrivasse una manifestazione di interesse, la procedura di licenziamento sarà ritirata e si avvierà un confronto sindacale sulle ipotesi che si auspica potrebbero emergere.

Sanità provincia di Terni: incontro Usl Umbria 2 e sindacati. “Aperto un confronto importante con informazioni dettagliate e impegni precisi”

Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro presso la direzione USL Umbria 2 tra il direttore generale Massimo de Fino, il direttore amministrativo Piero Carsili e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil provinciali, insieme alle categorie dei pensionati Spi, Fnp e Uilp, per affrontare le tematiche inerenti l’organizzazione dei servizi socio-sanitari nel territorio provinciale ternano.

“Il percorso di confronto aperto – affermano Cgil, Cisl e Uil provinciali – è frutto delle nostre rivendicazioni e delle proposte unitariamente espresse ed è conseguenza dell’azione di mobilitazione territoriale avviata. Esso rappresenta un valore nel sistema delle relazioni  ed è utile ad affrontare le problematiche presenti, con l’obiettivo di rispondere alle necessità ed ai bisogni della cittadinanza anche a fronte della crisi pandemica ancora in corso”.

Nell’incontro, Cgil, Cisl e Uil hanno voluto affrontare, in maniera innovativa e costruttiva, alcuni temi mirati, onde evitare di fare ragionamenti generici, con l’obiettivo di avere risposte precise da parte della direzione di USL Umbria 2.

“In particolar modo – spiegano ancora i sindacati – nell’incontro è stato chiesto un aggiornamento sulla situazione delle liste d’attesa e sulle misure organizzative e tecniche utili ad abbatterle e ad accorciare i tempi per usufruire di prestazioni sanitarie, riducendo al contempo la mobilità regionale dei pazienti. È stato inoltre chiesto di fare chiarezza rispetto ai progetti sugli ospedali e sulle case della salute nei territori di Narni-Amelia, Orvieto e Terni”.

Su questi precisi temi la direzione di USL Umbria 2 ha ufficialmente affermato, redigendo anche un verbale di riunione, che ad oggi le persone prese in carico e in attesa di prestazioni sanitarie sono circa 21mila. La Usl ha spiegato che si tratta di un dato in diminuzione rispetto a giugno 2021 e che comunque si stanno mettendo in campo ulteriori protocolli di intesa con le aziende ospedaliere, convenzioni con enti accreditati e investimenti in tecnologie e personale per poter rispondere in modo più rapido alle richieste di prestazioni.

Da parte loro, i sindacati hanno ribadito ed evidenziato che le scelte devono essere orientate sempre di più verso un “potenziamento del servizio pubblico sia in termini di strutture che di tecnologie e soprattutto di personale”. “Tale scelta – spiegano Cgil, Cisl e Uil di Terni – deve essere fatta, a nostro avviso, sia per rispondere ai problemi strutturali che la pandemia ha evidenziato, ma anche per utilizzare al meglio, su questo territorio, le ingenti risorse che a partire dal PNRR sono previste per il potenziamento della sanità pubblica”.

Relativamente al nuovo ospedale di Narni-Amelia, il direttore ha affermato che sono stati deliberati da parte della Regione Umbria i fondi necessari per la sua realizzazione e che ad oggi si stanno definendo i dettagli tecnici progettuali per andare alla costruzione del nuovo ospedale. Nella fase transitoria, che porterà all’operatività del nuovo ospedale, comunque sono destinate risorse per la messa a norma dei nosocomi attualmente operativi sia di Narni che di Amelia, mantenendo prestazioni e funzionalità sanitarie: a Narni sulla riabilitazione motoria, ad Amelia su quella cardiologica.

Cgil, Cisl e Uil sottolineando l’obiettivo raggiunto, anche attraverso la proposta e mobilitazione del sindacato, hanno chiesto tempi certi per l’avvio dei lavori per la nuova costruzione e anche chiarimenti tecnici, sia rispetto alla viabilità necessaria per collegare logisticamente il nuovo ospedale con il territorio, sia rispetto alle opere di sbancamento.

Sulla questione delle case della salute o case di comunità è stato esplicitamente affermato dalla direzione della Usl che due saranno previste nel territorio orvietano, di cui una a Fabro ed una ad Orvieto (qui la sede più idonea, secondo i sindacati, è quella dell’ex ospedale in piazza Duomo). Per quanto riguarda invece il territorio di Narni-Amelia anche qui la Usl prevede l’attivazione di due case di comunità, una per comune.

A domanda specifica da parte delle delegazione sindacale relativamente alla gestione delle 4 case di comunità è stato risposto che saranno gestite esclusivamente dal pubblico e nello specifico direttamente dalla Usl Umbria 2.

Cgil, Cisl e Uil hanno comunque tenuto a precisare che, ferma restando la gestione pubblica delle strutture, è importante definire, attraverso un percorso di partecipazione e condivisione, i servizi presenti per favorire una medicina territoriale rispondente ai bisogni e alle necessita della comunità.

Infine, per quanto riguarda il personale sanitario, con particolare attenzione alla situazione dell’ospedale di Orvieto, alla delegazione sindacale è stato comunicato che si sta procedendo a concorsi ed assunzioni nei settori medici e professionali oggi maggiormente carenti.

“Queste le questioni affrontate nell’incontro – concludono Cgil, Cisl e Uil – che però deve essere solo la prima tappa di un confronto costante, necessario a monitorare gli impegni assunti e proseguire l’approfondimento anche su altre tematiche”. Proprio per questo, nel mese di marzo le parti hanno convenuto di incontrarsi nuovamente, per approfondire le problematiche socio-sanitarie dell’area ternana e capire anche qui i rapporti con azienda ospedaliera, nuova città della salute, case di comunità ed eventuali ospedali di comunità (max 20 posti previsti dal PNRR indirizzati a post cura e riabilitazione).

Cgil, Cisl e Uil ritengono importante il confronto aperto ed intendono insistere nella propria azione di mobilitazione e contrattuale con l’obiettivo – spiegano – di “affermare una sanità pubblica, radicata sul territorio, con una maggior attenzione alla persona attraverso la medicina territoriale e il potenziamento dei medici di medicina generale. Il tutto a tutela della salute e della sicurezza delle persone. Principi che debbono essere sanciti con progetti e azioni concrete pure nel Psr della Regione Umbria”.

Femca Cisl, le difficoltà per il caro energia. Fabrizio Framarini confermato segretario generale

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Femca Cisl, le difficoltà per il caro energia. Fabrizio Framarini confermato segretario generale

Un appuntamento di ripartenza, per far i conti con le nuove sfide, a partire dal caro bollette. Questo il leitmotiv del VI congresso regionale di Femca Cisl, riunito a Terni con lo slogan “Esserci per cambiare – cambiare per esserci”. Al congresso sono intervenuti, oltre al segretario regionale Cisl dell’Umbria, Angelo Manzotti, il segretario nazionale Femca Cisl Giovanni Rizzuto e il segretario uscente Fabrizio Framarini. Framarini è stato confermato alla guida della categoria, nella riunione svoltasi a valle del VI congresso regionale Femca. A completare la squadra Chiara Lattanzi (Cardinalini Spa), Cristiano Alcini (Novamont), Alessandro Rosati (Vetreria O-i), Luca Falleri (Umbra Acque). Simone Sassone confermato alla guida del comparto Moda, con delega anche all’artigianato.

Il ritorno al periodo pre pandemico non è così scontato – ha detto il segretario Fabrizio Framarinie dovremo fare tesoro di alcuni elementi che la pandemia ci ha insegnato. Il primo è lo smart working, che è un valido strumento che permette la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, in secondo luogo, la cogestione delle imprese tra direzioni aziendali e lavoratori. Questo fronte sinergico non deve essere abbandonato”.

Strategiche per la ripartenza – ha continuato Framarinisaranno le risorse del Pnrr e non potranno essere sprecato. Per questo serve un governo che sappia interloquire con le istituzioni europee da protagonista. Le direttrici di questo rilancio dovranno essere la sostenibilità economica, quella ambientale e soprattutto quella sociale. Parliamo di una transizione ecologica che non potrà essere fatta a prescindere dalle persone. L’ambiente di lavoro e la sicurezza devono essere al centro dell’attenzione, sulla sicurezza infatti non si può smettere di investire”.

Linea rossa tra i mondi rappresentati da Femca il caro bollette. “Nel sistema moda si stava cogliendo un segnale di ripresa, ma come per tutti i settori produttivi, l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime sta rallentando se non fermando, questa ripartenza. Anche questo comparto, inoltre, è chiamato a cambiare paradigma all’insegna della sostenibilità”. “Soffrono dell’aumento dell’energia sia le aziende del settore gomma plastica, sia quelle che producono vetro, che non possono spegnere i forni, a differenze delle aziende ceramiche, che pur con molti ordini da smaltire, hanno fermato l’attività produttiva perché i costi dell’energia e delle materie prime annullavano gli utili. Come si pensa di intervenire? Tra dicembre e gennaio sono stati vanificati quasi tutti gli sforzi e i positivi risultati ottenuti nel secondo semestre 2021”.

Da non sottovalutare il tema della sostenibilità idrica: “Una risorsa talmente preziosa che nelle tubature ne perdiamo una gran percentuale. In Umbria troppe aziende, serve ragionare in una ottica complessiva e non parcellizzata”. In Umbria infatti “si paga la dimensione nominale delle aziende, come il distretto del cachemire che manca di un coordinamento che ne indirizzi le azioni. Il distretto della maglieria di Perugia nel primo semestre dello scorso anno aveva incrementato di circa il 15% le esportazioni, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per un totale di 220 milioni di euro di esportazioni, anche se il divario con il 2019 ovviamente permane ed è di circa il 10%. A preoccupare è anche la sempre più marcata perdita di profili professionali esperti e questo rappresenta già oggi un problema. Sono sempre di più le aziende che non riescono a trovare personale; si presenta quindi anche nella nostra regione quel  mismatch tra una offerta di lavoro che cerca personale formato e con determinate competenze e una domanda di lavoro che ha caratteristiche completamente diverse”.

Sul comparto chimico, un cenno a tutte le vertenze, fino alla Treofan, quella che preoccupa di più: “Abbiamo provato in tutti i modi di spiegare a Jindal che a Terni aveva una grossa opportunità cioè quella di fare una transizione di processo e prodotto che da altre parti non aveva e non ha. Sarebbe stato un esempio di transizione indolore e avrebbe dato alla multinazionale indiana un vantaggio competitivo importante. Purtroppo l’arroganza dimostrata dal gruppo non ha permesso che ciò accadesse. In Italia, oltre a berciare quando una multinazionale chiude, pare non si possa poi fare tanto altro a livello legislativo per impedirlo. Qualcuno si aspetta che a risolvere la situazione, come accade in altri ambiti, ci possa pensare la magistratura. Il problema è che qualora questa accadesse, il lavoro del 122 dipendenti non potrebbe restituirlo nessuno. Sarebbe utile impegnare un’azienda che ne se vuole andare, ad agevolare le condizioni per la reindustrializzazione, includendo la riconversione dei dipendenti. A breve scadrà il primo anno di cassa integrazione e ne stiamo concordando un altro, ma nessuna novità è emersa dal tavolo”.

Serve – prosegue Framariniun progetto di rilancio del polo chimico, che coinvolga l’Università”. Priorità di Femca Cisl sarà anche irrobustire le prime linee sindacali per impegnarsi sul territorio”.

Veniamo da dieci anni di crisi economica – ha detto Manzottiaggravato dalla pandemia. Veniamo anche da una situazione di globalizzazione, che ha ignorato la forza lavoro. In Umbria c’è ancora tanta disoccupazione e lavoro in somministrazione. Da una stima, noi abbiamo perso 15mila posti di lavoro. Serve un lavoro stabile e ben professionalizzato, investendo in formazione continua”.

 “La fase congressuale della Femca, che si chiude con l’Umbria – ha detto il segretario nazionale Giovanni Rizzutoè stato un momento di grande partecipazione. Siamo organizzazione sindacale, quali altri soggetti sono in grado di dare un ruolo di partecipazione ai lavoratori? Forte il nostro impegno contro il dumping contrattuale. In Italia c’è una proliferazione di contratti pirata. In questa tempesta perfetta si innesta la questione del salario minimo. Sugli aumenti i lavoratori pagano due volte: i costi diretti e quelli aziendali, con le imprese che mettono in cassa integrazione”.

“Ecco l’Ateneo che vogliamo”. Letizia Pietrolata confermata Segretario Cisl Università

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“Ecco l’Ateneo che vogliamo”. Letizia Pietrolata confermata Segretario Cisl Università

Letizia Pietrolata è stata confermata segretario regionale della Federazione Cisl Università. Ad eleggerla per acclamazione il 5° congresso svolto ieri a Perugia, alla presenza del segretario regionale Cisl, Angelo Manzotti, con la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Perugia, Maurizio Oliviero. Insieme alla Pietrolata, in segreteria anche Francesco Paterna e Marco Renga.

Parlare di Università non può esulare dal contesto – ha detto Letizia Pietrolata – La situazione politica ed economica del nostro Paese è ancora molto critica. Ciò nonostante, il sistema di Università e alta formazione in Umbria ha dato prova di saper mantenere un elevato trend delle iscrizioni e delle nuove immatricolazioni: l’Università degli Studi di Perugia nell’anno accademico 2020/2021 è risultata, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Talents Venture nel rapporto “Come sono cambiate le scelte degli immatricolati nell’anno della pandemia?”, l’Ateneo che ha ottenuto, in Italia, l’aumento percentuale maggiore del numero degli studenti iscritti al primo anno con un +39% rispetto ai dati dell’anno precedente, davanti alla Liguria che ha registrato un incremento del 25% e della Sicilia con un +13%. Analoga la situazione dell’Università per Stranieri di Perugia che, sempre secondo lo stesso Rapporto nell’a.a. 2020/2021 è risultata il secondo Ateneo italiano per capacità di attrazione di studenti internazionali, e il primo fra quelli pubblici. Il Rapporto evidenzia, infatti, che le Università con più studenti stranieri iscritti per la prima volta ad un corso di laurea rispetto al totale degli immatricolati sono, nell’ordine, la privata Roma Saint Camillus, con una percentuale del 40,7% di cittadini stranieri e poi l’Università per Stranieri di Perugia, con una percentuale del 40%. Risultati raggiunti grazie all’impegno di tutti, docenti e personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e CEL che, nel giro di pochissimo tempo, a causa del lockdown, hanno saputo dare le gambe ad una riorganizzazione del lavoro, fino a quel momento sconosciuta ed inimmaginabile, affrontando le difficoltà di una modalità lavorativa del tutto nuova, lo smart-working, e della cosiddetta didattica a distanza con uno spirito di servizio encomiabile dimostrando, altresì, un senso di appartenenza all’Istituzione universitaria certamente di rilievo. Tutto questo continuando, comunque, a subire gli effetti dei mancati rinnovi contrattuali, del blocco degli stipendi e della carriera professionale”.

Nel panorama per il futuro c’è il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto da più di tre anni, “e che dovrà fungere da regolamentatore del rapporto lavorativo, andando a cercare tutto quello che è un diritto, dal potenziamento del welfare, all’incremento della retribuzione. Fondamentale sarà l’approvazione della legge Verducci, attualmente in parlamento, sul precariato del personale”.

“Quanto alle priorità per il prossimo mandato: “chiediamo la modifica della composizione del consiglio d’amministrazione. Serve la reintroduzione della rappresentanza del personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e CEL e la rivalutazione del peso del voto espresso da quest’ultima componente dell’Ateneo per l’elezione del Rettore. Particolare attenzione continuerà ad essere riservata, inoltre, alla questione relativa alla costituzione delle Aziende Integrate di Perugia e Terni e quindi alla definizione dei Protocolli attuativi del Protocollo d’Intesa Regione/Università dell’aprile 2015 per salvaguardare livelli occupazionali e retributivi del personale universitario coinvolto cercando di dare soddisfazione, in particolare, a tutti quei colleghi che da decenni svolgono funzioni assistenziali senza vedersi riconoscere alcuna indennità. La recente approvazione, da parte degli organi di governo dell’ Ateneo, della riorganizzazione delle strutture amministrative dell’Università degli Studi di Perugia, dovrà essere accompagnata da un attento monitoraggio volto ad evidenziare, in sede di attuazione, eventuali criticità al fine di proporre, se necessario, quei correttivi atti a valorizzare la bontà dell’impianto riorganizzativo stesso che mira ad introdurre una nuova e più moderna visione  dell’amministrazione fondata, tra l’altro, sulla valorizzazione delle professionalità del personale”.

Sottolineato anche come Cisl sia “il primo sindacato dell’Università, registrando una stabilità di consensi”.

Nel suo saluto, il Rettore ha sottolineato l’importanza delle Università: “Non siamo un sistema di imboscati e raccomandati come ci vogliono far passare. Il sistema universitario italiano, come tutte le strutture, ha punti di altissima eccellenza ed è capace di formare al meglio i nostri giovani. Raccontare un sistema come il peggiore è ingiusto nei confronti di chi lavora quotidianamente nel settore”. E sull’Ateneo umbro: “Non ho mai parlato di componenti ma di una comunità, nella quale portare avanti una condivisione di processi di cambiamento. Noi abbiamo iniziato con regole per il reclutamento dei professori universitari e con un piano di riorganizzazione che rimette in moto le progressioni, ferme al 2005”.

A chiusura il saluto del segretario regionale Cisl, Angelo Manzotti: “La formazione, per il futuro, ha un ruolo strategico. Serve un progetto e una visione di Umbria per dare il futuro ai nostri giovani e non può essere solo quello di una regione manifatturiera”. 

“La casa è un diritto di tutti”. Gino Bernardini confermato segretario Sicet

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“La casa è un diritto di tutti”. Gino Bernardini confermato segretario Sicet

La casa, diritto di tutti: per un abitare inclusivo e sostenibile”. Questo il titolo e il messaggio del 6° congresso del Sicet (sindacato inquilini casa e territorio), svoltosi a Terni, presso la sede di Terni della Cisl. L’appuntamento ha confermato il segretario Gino Bernardini. Ad affiancarlo la segreteria composta da Francesco Borscia e Marta Molinari. Ad intervenire il segretario dei Pensionati di Terni, Flavio Confaloni, il Responsabile Cisl Terni Riccardo Marcelli e Simona Garofano, della segreteria regionale Cisl.

 “La questione abitativa, da tempo marginalizzata nel dibattito, è tornata ora d’attualità – ha detto il segretario  Gino Bernardini – anche a causa di un progressivo impoverimento della popolazione e invecchiamento del patrimonio immobiliare, non sempre però nella giusta direzione. Nella legge di bilancio c’è un netto taglio delle risorse erogate per arginare il disagio abitativo: dai 240 milioni di euro stanziati per il 2022, si prevede un finanziamento di poco superiore ai 10 milioni per il 2023 e per il 2024. D’altro canto, aumentano i fondi previsto alla voce “Casa e assetto urbanistico”, passando da quasi 670 milioni per il 2021 a poco meno di 790 milioni per il 2022. Quanto all’Umbria, è una regione vecchia che continua a invecchiare e si fatica a trovare soluzioni adeguate alle esigenze abitative degli anziani, specialmente dei più fragili. Le risorse del Pnrr dovranno ora fare la differenza. Serve massima attenzione ai cambiamenti della società: l’80 per cento degli anziani vive in un’abitazione troppo grande e non adeguata alle proprie esigenze, ma il 64 per cento non la lascerebbe. Quindi occorre ripensare anche i modelli abitativi esistenti attraverso un serio investimento nel social housing. Da dove cominciare? Da rilevazioni dello stato di fatto, attraverso la mappatura dei problemi sociali esistenti e la rilevazione della distanza tra bisogni e servizi offerti; progettazione di modelli di intervento sperimentali che rispondano in modo innovativo ai bisogni individuati; implementazione, monitoraggio, valutazione e diffusione dei modelli di successo”.

Sull’edilizia residenziale pubblica Bernardini ha ribadito la necessità di dire no allo scaricabarile tra Stato e Regioni.

Sempre sulla situazione umbra: “sono stati stanziati oltre 7 milioni di euro per interventi nel settore dell’edilizia residenziale sociale da realizzare nei territori danneggiati dagli eventi sismici del 2016 e 2017. I fondi che saranno utilizzati provengono da un Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il  Ministero dell’Economie e delle Finanze, che ha approvato la ripartizione tra le Regioni delle risorse disponibili a livello nazionale, pari a  complessivi  100 milioni di euro, assegnando alla  Regione Umbria l’importo di  10.571.187,88 euro di cui  3.571.187,88 destinati a due interventi già  individuati nel Comune di Norcia e 7 milioni per la realizzazione di interventi da individuare  successivamente all’approvazione del Decreto. La Giunta regionale ha individuato, pertanto, gli interventi ritenuti ammissibili a finanziamento, fino alla concorrenza dell’importo disponibile di 7 milioni di euro, per un totale di 62 alloggi, nei comuni di Arrone, Cascia, Ferentillo, Foligno, Monteleone di Spoleto, Scheggino e Montefranco oltre agli interventi 8 previsti nel comune di Norcia e ha trasmesso l’atto al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile. Di questi 62, 33 vedono l’Ater come proponente”.

Serve un costante dialogo sociale: con l’assessore Enrico Melasecche, il dialogo non c’è. In attesa di conoscere l’esito del ricorso sulla nuova legge regionale umbra per l’assegnazione delle case popolari, la Regione stabilisce che anche per il 2022 le possibili variazioni dell’importo del canone di locazione non dovranno superare sia in aumento che in diminuzione, una percentuale massima del dieci per cento. Non a caso nei giorni scorsi abbiamo organizzato sotto la sede della Giunta a Perugia una iniziativaSiamo di fronte all’esplosione di un problema sociale di dimensioni enormi perché da quest’anno, a causa del nuovo meccanismo di calcolo introdotto senza prendere mai in considerazione i nostri reiterati allarmi, l’aumento dei canoni andrà a colpire in maniera durissima una fetta molto importante degli assegnatari, in particolare le persone sole, con incrementi che potranno raggiungere anche il 200 per cento. L’esempio è quello di una persona sola con reddito annuale lordo di 8 mila euro il canone mensile passerà dagli attuali 46,60 euro a 138 euro; mentre per chi ha un reddito di 12mila euro lordi il salto sarà da 70 a 220 euro”.

Per non parlare della bocciatura della legge regionale dal Governo Draghi che l’ha impugnata. Questo determinerà il blocco del nuovo bando che tante famiglie stavano aspettando con ansia dallo scorso settembre e che invece non vedrà la luce ancora per molto tempo. Questo disastro normativo si sarebbe potuto evitare se alle decine di richieste di incontro e confronto che abbiamo avanzato si fosse data risposta. C’è persino un ordine del giorno del Consiglio regionale dello scorso novembre che impegnava la giunta ad aprire un tavolo in III Commissione, cosa mai avvenuta”.

Da Bernardini infine un allarme sul fenomeno dell’affitto di abitazioni a fine turistico e di tutti i contratti al di fuori della normativa, che precarizzano gli inquilini in affitto nel mercato privato.

A Terni, come nel resto dell’Umbria, la popolazione invecchia – ha spiega Marcelli – una famiglia su quattro è composta da una sola persona. Nascono sempre meno figli. In questo contesto è quanto mai necessario pensare a politiche abitative rigenerative, tenendo al centro la persona. Come Cisl Terni chiediamo ad Ater, Comuni, Regioni e ordini professionali di elaborare progetti e idee innovative che diano alle persone e alle loro famiglie dignità, anche nella qualità abitativa”. “Impegno della Cisl di stare vicino alla Sicet e a questo mondo – ha detto Garofano – quanto agli interventi, continuiamo a lavorare sulla questione della nuova legge regionale, gli aumenti previsti e i rincari di energia e materie prime. Se la situazione era già precaria, questi elementi la stanno peggiorando. Per questo serve un incontro urgente con la Regione per discutere sulle problematiche”.

“Serve un progetto di edilizia completo”, è stato l’appello di Flavio Confaloni.

50 anni di Mesop, l’esperienza di medicina sociale preventiva: Cgil Cisl e Uil ne parlano alle Acciaierie di Terni

50 anni di Mesop, l’esperienza di medicina sociale preventiva: Cgil Cisl e Uil ne parlano alle Acciaierie di Terni
Cosa rimane del MeSoP, la straordinaria esperienza ternana di medicina sociale preventiva nei luoghi di lavoro, lanciata negli anni Settanta del secolo scorso? E come si può valorizzare quel percorso per il presente e il futuro? Sarà questo il tema dell’iniziativa che Cgil Cisl Uil di Terni organizzano mercoledì 16 febbraio, dalle ore 16.00, in diretta dalla biblioteca di Acciai speciali Terni. Claudio Cipolla, segretario generale della Camera del Lavoro di Terni coordinerà i lavori che saranno aperti dall’introduzione di Riccardo Marcelli, responsabile Cisl Terni e dai saluti del responsabile Welfare di Ast, Giovanni Scorbo, e di Federica Abbati, per la Rsu. Interverranno poi Lamberto Briziarelli, della facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia, Luciano Sani, specialista in Igiene e Medicina preventiva, Fabio Strambi, Medico del Lavoro, Giorgina Scarficcia, dell’Associazione medici sportivi dilettantistici, Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, Danilo Serva, direttore del dipartimento di Prevenzione della Usl Umbria 2, Maurizio Molinari, segretario generale Uil Umbria, Laura Sarnari, dirigente medico Prevenzione salute ambiente di lavoro, Giacomo Muzi, Medicina del lavoro dell’Università degli Studi di Perugia. Concluderà i lavori Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil nazionale.
L’ingresso è a numero chiuso, gli organi di informazione interessati potranno effettuare interviste e riprese in apertura dell’iniziativa. I lavori saranno trasmessi in diretta Facebook sulla pagina  “Umbriaripartedallavoro” 

Cisl Università, la Corte d’appello dice sì al ricorso sulla mancata progressione di alcuni lavoratori: “Quei dipendenti ne avevano diritto”

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Una grande vittoria e il riconoscimento giusto e necessario di un diritto”. Così la segreteria regionale della Cisl Università, in merito alla sentenza della Corte d’Appello, sezione Lavoro, che dà ragione ad un ricorso del sindacato in merito al riconoscimento di un diritto per una quindicina di lavoratori.

Il contenzioso era nato perché nel 2003 alcuni lavoratori dell’Ateneo, assunti a tempo indeterminato nel 2001, erano stato esclusi da una selezione interna per una progressione, mancano il requisito dei tre anni di permanenza nella propria posizione economica. “Attraverso lo strumento della ‘ricostruzione di carriera’ previsto dalla legge 808 del ’77 – prosegue la Cisl Università – tale situazione poteva essere evitata e i lavoratori potevano vedersi riconosciuto il proprio diritto. Ora il tribunale attesta la bontà delle nostre tesi, per le quali ci siamo spesi in questi anni e che continueremo a far valere”.

Fir – Federazione Innovazione e ricerca, Beritognolo nuovo segretario dell’Umbria. Gargiulo: “Serve impegno della Regione per combattere il precariato”

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Fir – Federazione Innovazione e ricerca, Beritognolo nuovo segretario dell’Umbria. Gargiulo: “Serve impegno della Regione per combattere il precariato”

La pandemia ha mostrato la fragilità del nostro sistema Paese sul fronte della ricerca e le linee guida del Pnrr sono una grande opportunità per far fronte a questa situazione”. Questo il messaggio del congresso della Fir – Federazione Innovazione e ricerca della Cisl dell’Umbria, che ha eletto il nuovo segretario generale dell’Umbria, Isacco Beritognolo, coadiuvato dalla segreteria composta da Simona Renga e Antonio Cirelli.

La contingenza nazionale – ha detto Giuseppe Gargiulo, che della Fit Cisl era il commissario uscente – ci fa capire che è il momento di fare il punto della situazione, con i lavoratori che vanno tutelati con azioni incisive e unitarie. Il nuovo contratto di lavoro dovrà inquadrare il mondo, dando le risposte necessarie. In Umbria ci sono prestigiosi Istituti, che operano in diversi ambiti disciplinari e danno lustro al territorio nazionale. Sarebbe facile pensare che ci siano ricadute per il territorio. In realtà nella programmazione regionale l’Istruzione e la ricerca sono sempre sfavorite perché non sono previste azioni per questi istituti. Le insufficienti risorse nei bilanci, a livello nazionale, hanno quindi portato carenze”. “Spesso le risorse – ha proseguito Gargiulo – non vengono usate per mancanza di informazione chiara. Per questo è necessario interagire con la Regione, trovando l’interlocutore giusto. Per questo è necessario interagire, anche per argomentare interventi con programmazione corretta”. “La spesa per la ricerca pubblica è inadeguata e per sopravvivere gli enti pubblici di ricerca si devono autofinanziare. Questa situazione crea precariato e fuga di cervelli. In questo caso nel solo 2018 sono andati via 120mila  giovani. Sono costi considerevoli, di formazione di cui il Paese non vedrà mai i frutti”.

Questa categoria – ha detto il segretario generale della Cisl dell’Umbria, Angelo Manzotti – è molto importante. In questo momento la ricerca è un elemento strategico. Siete una categoria che mette insieme la formazione con il comparto del pubblico impiego”.

“Troppo immobilismo, a farne le spese sempre il personale universitario”. Cisl Università su aziende ospedaliero-universitarie

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“Troppo immobilismo, a farne le spese sempre il personale universitario”. Cisl Università su aziende ospedaliero-universitarie

Il territorio dell’Umbria continua ad essere contrassegnata da un pauroso immobilismo, anche sulla costituzione delle aziende ospedaliero-universitarie di Perugia e Terni e per questo, di fronte all’inerzia, torniamo a sottolineare la questione del personale universitario che svolge funzioni assistenziali e che, danni è in attesa di vedere definito e legittimato il proprio status giuridico ed economico”. La segreteria regionale di Cisl Università, di fronte all’accelerazione sulla convenzione tra Regione e Università ha evidenziato, in una lettera inviata al Magnifico Rettore, Maurizio Oliviero, alla presidente della Regione, Donatella Tesei e per conoscenza anche ai direttori generali di Azienda ospedaliera di Perugia e Università di Perugia, le proprie considerazioni di fronte alla “legittimazione dell’esercizio delle funzioni assistenziali da parte del personale universitario in attesa di convenzionamento”.

Che si sia sollevata la questione – scrive la segreteria Cisl Universitàci stupisce e rammarica, perché avvenuto senza darne comunicazione alle organizzazioni sindacali e dunque prescindendo dal coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori che, invece, avrebbero potuto contribuire fattivamente alla risoluzione delle problematiche sollevate”. Problematiche che hanno radici lontane, essendo trascorsi sette anni dalla sottoscrizione del Protocollo attuativo per la disciplina dei rapporti inerenti il personale universitario in convenzione. Cisl Università ricorda quindi le richieste sul tema presentate nel 2016 alla precedente amministrazione universitaria: “Immediata costituzione di un tavolo sindacale permanente, previsto dal protocollo generale del 2015, per garantire un costante confronto con le organizzazioni sindacali; la firma di un accordo stralcio per il personale al fine di arrivare, in tempi brevissimi, alla sanatoria di situazioni pendenti, perché il personale non può più aspettare”.

Aspetto increscioso e non più accettabile di questo immobilismo è che chi ne paga le spese è sempre il personale universitario che, a fronte di un testo convenzionale siglato nel 2006, scaduto nel lontano 2009 e tuttora in prorogatio, non vede riconoscersi quanto dovuto. L’auspicio – conclude la segreteria Cisl Universitàè che si possa giungere alla sottoscrizione dei protocolli attuativi previsti dal Protocollo politico”.